Uno dei trend più forti del momento sul mercato immobiliare è sicuramente quello degli affitti brevi, visto da molti come un’opportunità di guadagno, un modo di alleggerire il carico di imposte e spese legate alla casa o ancora una maniera di sfruttare l’immobile in attesa di venderlo.

Affitti brevi, di cosa si tratta?

La locazione breve prevede l’affitto di una casa o anche solo di una stanza per brevi periodi (non più di 30 giorni) senza dover registrare alcun contratto all’Agenzia delle Entrate, e non prevede servizi aggiuntivi distinguendosi cosi dal Bed&Breakfast. Il proprietario resta in possesso dell’immobile e può svolgere l’attività locatizia anche in forma non imprenditoriale. Può infatti rivolgersi ad agenzie che si occupano di affitti brevi delegando cosi la gestione dell’appartamento, o affidarsi semplicemente a uno dei portali internet come per esempio Airbnb.

Il canone di locazione può variare secondo i periodi di bassa e alta stagione, oppure in base allo svolgimento di eventi che richiamano turisti o professionisti di vari settori.

Come posso capire se il mio appartamento è adatto agli affitti brevi?

Sicuramente molto dipende dalla posizione dell’immobile. In una città come Milano, un appartamento “appetibile” per il mercato degli affitti brevi è situato in una zona centrale o semi-centrale, ben collegato ai trasporti pubblici e vicino a qualche punto di interesse della città.

Conta molto anche lo stato interno. Il cliente guarderà diverse case online e oltre alla posizione sarà attratto dall’aspetto estetico: ordinato, moderno e pulito, queste sicuramente sono caratteristiche vincenti.

Tassazione e affitti brevi

Dal punto di vista fiscale i redditi derivanti dalle locazioni brevi effettuate da una persona fisica privata rientrano tra i redditi fondiari che vanno indicati nel quadro RB del modello PF pubblicato dall’Agenzia delle Entrate.

La cosiddetta tassa Airbnb, introdotta dal governo Gentiloni, prevede una cedolare secca al 21% che riguarda:

  • gli intermediari immobiliari online (es. Airbnb) che dovranno trattenere una ritenuta del 21% sul canone percepito, riversarla all’Erario e poi rilasciare la certificazione unica contenente gli importi percepiti e le ritenute effettuate a tutti i proprietari che hanno affittato la loro casa tramite quel sito;
  • le agenzie immobiliari per le quali valgono le stesse regole.